mercoledì 27 ottobre 2010

Appunti sullo stage a Milano

Nel fine settimana passato, un folto gruppo di praticanti di aikido del dojo Mu gen (due) si è messo in marcia a cavallo di una Polo grigia per partecipare allo stage tenuto dal M° Tada Hiroshi.
Premesso brevemente che il maestro ha fornito, come al solito, dimostrazione di un aikido di livello assoluto e che ci siamo allenati veramente bene (nessun problema di sovraffollamento sul tatami), vorrei dedicare queste poche righe per riportare una spiegazione sulla quale il maestro si è dilungato particolarmente.
Questa riguarda lo spirito con cui si deve praticare ed è collegata con la percezione chiara del proprio Kekkai.
A tal riguardo ciò che tori deve aggiungere (tra gli altri elementi che non prenderò ora in considerazione) alla pratica nuda e cruda delle tecniche è un forte senso di espansione della propria energia interna
direzionata verso uke, il quale dal canto suo ha da porre attenzione sul proprio kekkai e percependo questa "carica" non può far altro che attaccare.
Mettere questo tipo di intenzione è importante per più di una ragione:

  • presuppone lo studio della capacità di indirizzare il proprio ki e di come affinare il senso del tatto (allargato oltre i confini fisici del proprio corpo)
  • tori in questo modo non subisce un attacco, ma lascia che uke lo attacchi, in tal modo rimane al centro dell'azione, centro attorno al quale uke ruota come un satellite
  • tori crea qualcosa, non attende passivamente lo svolgersi degli eventi.


giovedì 7 ottobre 2010

Il significato della vita

Chi ci fornisce una bellissima spiegazione di questo fondamentale quesito non è un mistico, un filosofo o un grande studioso, ma un comico americano, Bill Hicks



Testo del video:

"La vita è come un giro sulle montagne russe al luna park, e quando tu ci sali pensi sia reale, perché questa è la forza delle nostre menti.
Si sale, si scende, si ruota su sè stessi... ci sono momenti spaventosi e altri più rilassanti ed è tutto così colorato..ed è tutto molto rumoroso e divertente, almeno per un pò. Alcuni sono stati sulla giostra molte volte e, quindi, hanno iniziato a chiedersi: “É tutto vero... o è soltanto una giostra?” e altre persone se ne sono ricordate e si sono rivolte a noi dicendoci: "Hey, non preoccupatevi, non abbiate mai paura. Perché è soltanto una giostra." E abbiamo ucciso quelle persone. Fatelo tacere, ho investito un mucchio di soldi in questa giostra, fatelo tacere! Guardate la mia fronte corrugata dalla preoccupazione... guardate al mio grande conto in banca, e alla mia famiglia...
questo deve essere reale... É soltanto una giostra. Ma uccideremo sempre quegli uomini buoni che cercheranno di dirci “Ve ne siete mai accorti di questo?”. E noi permettiamo che i demoni possano spargere il caos. Ma non importa... perché è soltanto una giostra, e possiamo cambiarla ogni volta che vogliamo. É soltanto una scelta. Nessuno sforzo. Nessun lavoro. Nessun impiego. Nessun risparmio di denaro.

Soltanto una scelta, proprio adesso.

Tra la paura e l'amore."

mercoledì 22 settembre 2010

The Primacy of Consciousness - Peter Russell

Presentation given at "Physics of Consciousness" conference, Virginia, 2004, in which Peter Russell explores the mystery of consciousness from both scientific and mystical perspectives, showing how light is intrinsic to both, and giving a coherent argument as to why consciousness is fundamental essence of the cosmos.








http://video.google.com/videoplay?docid=7799171063626430789#

domenica 19 settembre 2010

FOLLIA CONTROLLATA

(Citazione dal libro di Carlos Castaneda "Una Realtà Separata")

DON JUAN:
«E' possibile insistere, insistere in modo conveniente, anche se sappiamo che ciò che stiamo facendo è inutile» disse sorridendo. «Ma dobbiamo sapere prima di tutto che le nostre azioni sono inutili e tuttavia dobbiamo procedere come se lo ignorassimo. Questa è la follia controllata dello sciamano. (...)
Sono felice che tu, alla fine, mi abbia chiesto della mia follia controllata dopo così tanti anni, e tuttavia non mi sarebbe importato se non me lo avessi chiesto. Ma ho scelto di essere felice, come se fosse importante il fatto che tu me l'abbia chiesto, come se fosse importante il fatto che ci tenga. Questa è la follia controllata!»

Ridemmo entrambi molto forte e lo abbracciai. Trovavo meravigliosa la sua spiegazione, anche se non la capivo per niente. (...)

CARLOS CASTANEDA:
«Con chi eserciti la follia controllata, don Juan?» chiesi dopo un lungo silenzio.
Fece una risatina.

DON JUAN:
«Con tutti!» esclamò sorridendo.

CARLOS CASTANEDA:
«Allora, quando scegli di metterla in pratica?»

DON JUAN:
«Ogni singola volta che agisco.»

A quel punto sentii che avevo bisogno di riepilogare e gli chiesi se follia controllata significasse che le sue azioni non erano mai sincere, ma erano solo gli atti di un attore.

DON JUAN:
«Le mie azioni sono sincere,» disse «ma sono solo gli atti di un attore.»

CARLOS CASTANEDA:
«Quindi tutto ciò che fai deve essere follia controllata!» esclamai sinceramente sorpreso.

DON JUAN:
«Sì, tutto» rispose.

CARLOS CASTANEDA:
«Ma non può essere vero» protestai «che ogni tua azione sia solo follia controllata.»

DON JUAN:
«Perché no?» ribattè con espressione misteriosa.

CARLOS CASTANEDA:
«Ciò equivarrebbe ad affermare la tua indifferenza verso tutto e tutti. Prendi me, per esempio. Intendi dire che non t'interessa se divento o no un uomo di sapere, o se vivo, o muoio, o faccio qualsiasi cosa?»

DON JUAN:
«Vero! Non mi importa. Sei come Lucio, o chiunque alro nella mia vita, la mia follia controllata.»

Provai una strana sensazione di vuoto. Ovviamente non c'era ragione al mondo per cui don Juan dovesse avermi a cuore, ma, d'altra parte, avevo quasi la certezza che tenesse a me personalmente; pensavo che non potesse essere altrimenti, poiché mi aveva sempre prestato la massima attenzione in ogni momento trascorso insieme. Mi venne il sospetto che forse don Juan diceva quelle cose solo perché era seccato con me. Dopotutto, avevo abbandonato i suoi insegnamenti.

CARLOS CASTANEDA:
«Ho l'impressione che non stiamo parlando della stessa cosa» osservai. «Non avrei dovuto usare me stesso come esempio. Intendevo dire che deve esserci qualcosa al mondo a cui tieni in un modo diverso dalla follia controllata. Non credo che sia posssibile continuare a vivere se non c'è nulla che per noi conti veramente.»

DON JUAN:
«Questo vale per te» disse. «Le cose importano a te. Mi hai chiesto della mia follia controllata e ti ho detto che tutto ciò che faccio per me e per i miei simili è follia, perché niente è importante.»

CARLOS CASTANEDA:
«Il punto è, don Juan: come puoi continuare a vivere se non c'è nulla di cui ti importi? ... Voglio veramente sapere; devi spiegarmi cosa intendi dire.»

DON JUAN:
«Forse non è possibile» rispose. «Alcune cose nella tua esistenza ti interessano perché sono fondamentali; le tue azioni sono sicuramente importanti per te, ma per me non c'è più neppure una singola cosa che sia rilevante, né i miei atti né quelli dei miei simili. Continuo a vivere, tuttavia, perché ho il mio intento, perché l'ho temprato per tutta la vita finché è diventato chiaro e integro e ora non m'interessa che alcunché conti per me. Il mio intento controlla la follia della mia esistenza. (...)
Quando un uomo ha imparato a vedere, si trova solo al mondo, con nient'altro se non la follia. ... I tuoi atti, come quelli dei tuoi simili in generale, ti sembrano importanti perché hai imparato a pensare che lo siano. (...)
Non ho detto senza valore, ho detto non importante. Per esempio, per me non c'è modo di dire che i miei atti siano più importanti dei tuoi, o che una cosa sia più necessaria di un'altra, perciò tutte le cose sono uguali ed essendo uguali non sono importanti.»

Gli chiesi se intendesse dichiarare che ciò che aveva chiamato "vedere" era in effetti un "modo migliore" del mero "guardare alle cose". Rispose che gli occhi degli uomini possono svolgere entrambe le funzioni; l'una non è migliore dell'altra, ma addestrare i propri occhi solamente a guardare era, a suo parere, una rinuncia inutile e disonorevole.

sabato 18 settembre 2010

Aikido e Assoluto

Colgo l’occasione per provare a chiarire alcuni dubbi che mi frullano in testa dallo Stage del maestro Tada alla Spezia e che, in parte, si sono rafforzati dopo la lettura di uno dei testi di M. Fukuoka.

Spesso si parla di assoluto, di movimento assoluto, nell’aikido e volevo fare due domande:

  • Prima (dalla risposta forse scontata): praticare aikido è un’operazione di pulizia?!? Dall’inizio alla fine si tratta di misogi e quindi di un’educazione all’assoluto?!?
  • Seconda: M. Fukuoka fa notare che l’assoluto non è l’insieme “….di contraddizioni, un miscuglio di bello e brutto, di bene e male di forza e debolezza…”, poiché questo implica già una nota di relativismo. Non si tratta di un unire cose divise perché l’universo, l’assoluto è già un tutto unico. Di fatto l’assoluto “semplicemente” comprende e trascende tutto ciò, risultando però, inesprimibile.
    Quella che resta è la cosiddetta “…ottica del MU… quella della gente prima di diventare consapevole di sé...”( prima di vedere chiaramente un “sé” distinto da un resto che è percepito come altro, almeno così ho interpretato).
    Risulta quindi che per “capire” cosa sia l’assoluto è necessario “spolverare” lo stato naturale di mushin e di mantenerlo costantemente, respirando, agendo e pensando come assoluto, essendo universo.
    Ora, se ciò che resta è il “non sapere, il non dire, il non fare, il non possedere”…si tratta di una via puramente ascetica?!?
    E’ possibile essere perfettamente immersi nella vita quotidiana con il suo bello ed il suo brutto (pensiero RELATIVO) essendo contemporaneamente in uno stato di mushin?!?
    Del resto, “…I miei pensieri potevano essere cambiati, ma questo non voleva necessariamente dire che avessi attraversato un cambiamento fondamentale di vita”…ovvero il solo "sentire istantaneamente" come stanno le cose non serve di per sé a cambiare niente…
    La via per arrivare ad avere coscienza dell’assoluto è una via naturale?!? Se è così che senso ha parlarne? Tanto prima di farne esperienza non posso capire di cosa si tratta…
    E’ un po’ come chiedere ad ogni mia singola cellula di avere piena coscienza di tutto il corpo…forse biologicamente/fisiologicamente è così, ma io non ne sono cosciente, o almeno la mia testa non lo vede/sente. Se io sono già assoluto/universo a che mi serve saperlo in maniera conscia…cioè, anche se non lo so mica ci perdo niente...

Scusate, ho un po’ di confusione in testa…

Beatrice