lunedì 17 gennaio 2011

Stage 15 - 16 gennaio

Questo fine settimana, ospitato presso il dojo Bushido di Roma, si è svolto uno stage tenuto dal M° Carlo Raineri, VI Dan e membro della direzione didattica dell'Aikikai d'Italia.
Non voglio parlare delle tecniche spiegate in questi due giorni, ma dell'impostazione generale della pratica; con ciò intendo l'attenzione posta su due elementi in particolare:

1) praticare ogni tecnica come se stessi entrando dritto su di una linea parallela all'attacco, per tagliare con la spada

2) "anticipare" a tal punto uke da non farlo attaccare, ma portarlo ad effettuare un movimento favorevole alla tecnica che sto eseguendo.

Come spesso accade è difficile descrivere la pratica, ma essenzialmente ciò che questi punti mirano ad evidenziare sono concetti che il nostro maestro ci ha ripetuto innumerevoli volte e cioè che la parte più importante di ogni tecnica è quella iniziale in cui ci si sposta dalla linea d'attacco e che ciò deve avvenire mentre si è GIA' in movimento (è il movimento di tori che "invita" uke ad attaccare).

giovedì 16 dicembre 2010

Aikido e forma

Come persona ignorante le arti marziali ho una mezza considerazione – mezza domanda da fare…

…ultimamente è capitato di parlare e di sentir parlare di forma e di mitizzazione nell’aikido…e da qui mi sono venuti in mente un po’ di pensieri…

…ora, nell’aikido non dovrebbero esserci kata, giusto?!? Quindi in teoria troppi discorsi di forma, non dovrebbero neanche nascere…

Solo una volta mi è capitato di assistere ad un kata, ad un “allenamento” di un’altra arte marziale e sono rimasta “sconvolta” da quanto, un atto “puramente formale”, nei pochi gesti ripetuti per ore e nel silenzio, fosse denso di significato e pienamente concreto…cioè si sentiva molto bene quanto il kata fosse quasi una scusa, e che in quello che assistevo la forma diventava in realtà irrilevante…

…un po’ come dire che alla posizione seduta nello zazen, che di fatto è ritualizzata (cioè, nn è che una volta ci si siede, un’altra ci si rotola per terra, etc…), e che quindi è una sorta di “kata” nel senso che si ripete “sempre uguale a se stesso”, non è consequenziale che la nostra coscienza, la nostra mente, la nostra reattività debbano essere legate al puro gesto di come ci si siede…cioè lo zazen non si esaurisce con il gesto dello stare seduti e non incatena la mente in nessuna posizione, giusto?!?

…allora in realtà il kata, forse, non esiste mai e basta, se non come modo di comunicare ad un qualcuno il mio stato nel momento in cui sono osservato dall’esterno…la forma come il cartello “attenti al cane ” per chi non sa e passa…l’arte marziale è sempre e in qualsiasi caso al di là della forma…indipendentemente dal nome della mia via (aikido o altro)…

…che poi ci si fissi con la forma e si scambi la pratica del kata con la pratica dell’arte marziale, questo probabilmente può accadere anche in aikido?!?

mercoledì 3 novembre 2010

Novembre a Roma con Tada Sensei

Descrivere un'esperienza non è viverla. Assaggiare il sapore dello zucchero è completamente diverso dall'idea che qualcuno si potrebbe fare dalla mera descrizione dello stesso senza averlo mai provato. E' possibile immergersi nell'aikido, nell'aikido del M°Tada, solo praticandolo sotto la sua direzione. E non è un aikido qualsiasi: è il massimo livello. E' così raffinato che più si va avanti più si scoprono cose nuove. Per fare un paragone è come se un pittore mano a mano che si addentra nell'arte scopre sempre nuove sfumature di colore, il suo occhio "vede di più", cosa che chi è alle prime armi non riesce a fare....le pitture prendono vita e arrivano a far commuovere (muovere con, insieme all'artista) chi ammira le sue opere.
Si, poi abbiamo fatto le tecniche, ma è da matti apprezzare una pittura guardando ai pennelli che sono semplici strumenti.
L'aikido è per tutti ma non tutti sono per l'aikido.
Grazie Sensei

mercoledì 27 ottobre 2010

Appunti sullo stage a Milano

Nel fine settimana passato, un folto gruppo di praticanti di aikido del dojo Mu gen (due) si è messo in marcia a cavallo di una Polo grigia per partecipare allo stage tenuto dal M° Tada Hiroshi.
Premesso brevemente che il maestro ha fornito, come al solito, dimostrazione di un aikido di livello assoluto e che ci siamo allenati veramente bene (nessun problema di sovraffollamento sul tatami), vorrei dedicare queste poche righe per riportare una spiegazione sulla quale il maestro si è dilungato particolarmente.
Questa riguarda lo spirito con cui si deve praticare ed è collegata con la percezione chiara del proprio Kekkai.
A tal riguardo ciò che tori deve aggiungere (tra gli altri elementi che non prenderò ora in considerazione) alla pratica nuda e cruda delle tecniche è un forte senso di espansione della propria energia interna
direzionata verso uke, il quale dal canto suo ha da porre attenzione sul proprio kekkai e percependo questa "carica" non può far altro che attaccare.
Mettere questo tipo di intenzione è importante per più di una ragione:

  • presuppone lo studio della capacità di indirizzare il proprio ki e di come affinare il senso del tatto (allargato oltre i confini fisici del proprio corpo)
  • tori in questo modo non subisce un attacco, ma lascia che uke lo attacchi, in tal modo rimane al centro dell'azione, centro attorno al quale uke ruota come un satellite
  • tori crea qualcosa, non attende passivamente lo svolgersi degli eventi.