Ore 20:30....inizio della lezione di aikido.
Lunedì sono arrivata in palestra stanca e nervosa, con dolori alla cervicale, alla schiena e crampi alle gambe...l'anno scorso, per di più, non sono neanche riuscita ad essere troppo assidua....uno sfacelo, pensavo.
E invece no!
E va bene che di errori tecnici troppi ne ho fatti, ma a lezione finita stavo semplicemente bene, nel corpo e nello spirito...forse era un po' troppo che stavo lontana dall'aikido, ma ora le lezioni sono ricominciate e posso rimediare!
Eravamo un bel gruppetto, bello proprio a giudicare dalle lunghe ed allegre chiacchierate negli spogliatoi dopo l'allenamento.
Unico neo è che siamo troppe poche ragazze (lunedì ero sola)...speriamo che poi nel corso dell'anno se ne aggiungano delle altre...
Stasera si torna sul tatami!
Per chi volesse fare una prova e/o venire a vedere cosa facciamo, noi siamo al:
MU GEN DOJO
c/o ATLETICO SPORT CLUB
Via delle querce,33
Bastia Umbra (Pg)
tel.: 075 8012328
Le lezioni si tengono tutti i:
Lunedì - Mercoledì - Venerdì
dalle-alle: 20:30-22:00
mercoledì 5 settembre 2012
martedì 8 maggio 2012
.........
A ognuno di noi, non importa se credente o meno, è accaduto di vivere
momenti particolari in cui il senso di piccolezza del proprio essere si
è accompagnato a una sensazione di unità, di partecipazione a un tutto
di cui non siamo che un’infima parte. Può trattarsi dell’incontro con
una civiltà antica, della riflessione della vita, della lettura di un
brano di poesia, della contemplazione della natura o di un’opera d’arte,
dell’ascolto cli una musica, della meditazione. Per quanto mi riguarda,
nulla riesce a darmi maggiormente il senso della partecipazione
all’universo della contemplazione del cielo stellato in alta montagna.
Lontano da ogni luce, migliaia di stelle si rendono visibili e mi
ricordano che la mia esistenza è parte di un’avventura antichissima e
misteriosa, cominciata ben prima dell’inizio della vita. Questa
contemplazione, pur facendo sentire piccoli e irrilevanti molti dei
problemi per i quali ci affanniamo ogni giorno, non ha l’effetto di
sminuire il valore della mia esistenza. Al contrario, la mia vita umana,
limitata e fugace, mi appare come un piccolo pezzo della storia
meravigliosa dell’universo, che sono chiamata a onorare vivendo al
meglio la mia esistenza nell’angolo di mondo e nell’arco di tempo che mi
è stato concesso.
Guardando la volta celeste si rinnova il senso di meraviglia ben espresso dalle parole di Kant sulla legge morale dentro di noi e sul cielo stellato sopra di noi ... Le due esperienze sono connesse...anche perché la nostra mente pensante è unita alla materia di quel cielo stellato molto più di quanto non appaia. Gli elementi che compongono l’universo sono gli stessi che si ritrovano nel sistema solare e sulla terra, e da essi si è originata la vita: vi è una profonda unità tra il cosmo e la terra in cui viviamo. In questa piccola parte di spazio, a partire da quegli elementi, si è sviluppata la vita, dalle forme più semplici fino a quelle più complesse, tutte strettamente apparentate...Tra la volta celeste e il nostro pensiero che la contempla e l’ammira vi è dunque un’unità profonda.
In quest’unità, anche la morte trova la sua collocazione. Per il biologo la morte è parte naturale della vita: è il destino di ogni essere vivente, che rientra così nel grande ciclo biologico dell’esistenza...Contrariamente a quanto molti ritengono, una visione immanente della vita non porta di per sé né al disprezzo per la vita in genere, né a quello per la vita umana in particolare e quindi alla sopraffazione degli altri esseri umani...Può anzi condurre a un’accettazione della propria esistenza come parte di un tutto che fluisce lungo un tempo trascendente ognuno di noi, accettazione dalla quale deriva un maggior senso di responsabilità nei confronti di quel piccolo pezzo di vita che si è espressa attraverso di noi...
S.B. da "Mille fili mi legano qui"
Guardando la volta celeste si rinnova il senso di meraviglia ben espresso dalle parole di Kant sulla legge morale dentro di noi e sul cielo stellato sopra di noi ... Le due esperienze sono connesse...anche perché la nostra mente pensante è unita alla materia di quel cielo stellato molto più di quanto non appaia. Gli elementi che compongono l’universo sono gli stessi che si ritrovano nel sistema solare e sulla terra, e da essi si è originata la vita: vi è una profonda unità tra il cosmo e la terra in cui viviamo. In questa piccola parte di spazio, a partire da quegli elementi, si è sviluppata la vita, dalle forme più semplici fino a quelle più complesse, tutte strettamente apparentate...Tra la volta celeste e il nostro pensiero che la contempla e l’ammira vi è dunque un’unità profonda.
In quest’unità, anche la morte trova la sua collocazione. Per il biologo la morte è parte naturale della vita: è il destino di ogni essere vivente, che rientra così nel grande ciclo biologico dell’esistenza...Contrariamente a quanto molti ritengono, una visione immanente della vita non porta di per sé né al disprezzo per la vita in genere, né a quello per la vita umana in particolare e quindi alla sopraffazione degli altri esseri umani...Può anzi condurre a un’accettazione della propria esistenza come parte di un tutto che fluisce lungo un tempo trascendente ognuno di noi, accettazione dalla quale deriva un maggior senso di responsabilità nei confronti di quel piccolo pezzo di vita che si è espressa attraverso di noi...
S.B. da "Mille fili mi legano qui"
martedì 10 aprile 2012
Sabato in famiglia
Ecco le foto di sabato 31/03 passato in compagnia del maestro Anzellotti e dei ragazzi del Nozomi dojo di Roma.
In 28 sul tatami!
Oltre al maestro Anzellotti,
Alessio, Anna
Beatrice, Billy, Claudia,
Claudia Z., Elena, Ermanno,
Fabio, Fabio F.
Fabrizio, Fernando, Filippo,
Francesco, Giacomo, Giada,
Gianfranco, Giovanna, Graziano,
Jonathan, Mattia,
Nicola, Paolo,
Patrick, Pierpaolo,
Salvo e Valeria!
Le foto sono di Paolo Bartoccioni.
3 modi per praticare bene AiKiDo
Qualche tempo fa ho ripreso in mano alcuni numeri di una vecchia rivista sul flauto e mi sono ricordata di una sorta di aforisma scritto da un flautista riguardo al suonar bene il flauto che può essere applicato in realtà a qualsiasi ambito.
Era scritto più o meno così (cito a memoria perché non ho ritrovato il numero in cui la massima era riportata):
“Ci sono 3 modi per “saper suonare” bene il flauto:
Buon keiko a tutti!
Era scritto più o meno così (cito a memoria perché non ho ritrovato il numero in cui la massima era riportata):
“Ci sono 3 modi per “saper suonare” bene il flauto:
- il primo: quello in cui diciamo a tutti di essere i migliori.
- il secondo: quello in cui diciamo che tutti, a parte noi, suonano malissimo.
- e il terzo: quello in cui sappiamo suonare davvero bene il flauto…ma questo è difficile e faticoso e non lo fa quasi mai nessuno”
Buon keiko a tutti!
lunedì 2 aprile 2012
Keiko con Keiko (Wakabayashi)

Lo so…. i resoconti degli stage ai quali non si è partecipato possono essere noiosi, ma questa volta non si poteva non scrivere perché abbiamo incontrato una persona particolare.
…all’inizio forse colpiscono le unghie laccate di rosa antico, l’ombretto blu e la grande cura nel vestire, poi pian piano si scoprono la gentilezza, la simpatia e la tanta (ma proprio TANTA!!!!!) energia…
Chi ha letto qualche articolo su una maestra giapponese che insegna in Italia arti marziali ai Parà della Folgore, può capire di chi sto parlando: Keiko Wakabayashi Sensei, classe 1931!
Domenica 18 marzo, grazie a Stefania Feraboli insegnante di aikido al Mizu dojo di S.Sisto-Perugia è arrivata sul tatami la maestra Keiko Wakabayashi per un allenamento di ben sei ore, ripartite tra mattina e pomeriggio.
Da subito la maestra ci ha colpito per la cordialità e la capacità di entrare in contatto in modo familiare ed affettuoso con noi allievi: prima della lezione ci è venuta incontro chiedendo come ci chiamavamo e scrivendo il nostro nome in giapponese sulla cintura, durante le spiegazioni, quando abbiamo accennato a scendere in seiza per guardare, lei ci ha invitato a rialzarci dicendo (anche se le parole non sono esattamente le stesse) "no no, in piedi per favore, io no maestra, io amica...”.
Nella mattinata sono stati ripresi i concetti fondamentali dell’aikido: il respiro e il Ki, l’hosoku, e poi: camminare sull’avampiede (per chi conosce il maestro Tada stiamo parlando del punto A), fare presa sul tatami con le dita dei piedi, mantenere la schiena dritta e gli arti rilassati, mai in tensione, né gambe né braccia, ma sempre ben “morbidosi”, afferrare e stringere l’altro o il bokuto con mignolo ed anulare, tenere spalle e gomiti bassi, muoversi con ”anca-giro”, cioè far partire il movimento del corpo da quello delle anche, dall’hara; tutti concetti che ci sono stati spiegati, mostrati e che abbiamo potuto sperimentare ampiamente con lunghe serie di esercizi.
Le ore del pomeriggio sono state invece occupate tutte per lo studio del kumitachi col bokuto…e dopo tre ore di pratica la spada era divenuta un misto di estrema leggerezza e insieme di estrema pesantezza.
E’ stato bello…se è vero che i concetti ripresi la mattina sono i “soliti”, basilari concetti dell’aikido, è altrettanto vero che difficilmente capita di vederli spiegati, uno dopo l’altro, con calma (e non en passant, come spesso succede) e in una maniera non solo familiare, ma anche pulita e attenta in cui è più facile vedere i propri errori e insieme scorgere la strada per provare a correggerli.
Nell’insieme lo stage è stato impegnativo dal punto di vista fisico, ma ciò non ha impedito di arrivare a fine seminario col sorriso per la bella esperienza, decisamente allegra, e con ammirazione per Wakabayashi Sensei.
Alla fine la maestra ci ha regalato due disegni fatti da lei ad inchiostro nero: nel primo c’è il bambù, che se anche si piega con la neve non si spezza e a primavera torna a rialzarsi, nel secondo un daruma, che cade e si rialza.
La giornata, ben organizzata dal Mizu dojo, ci ha permesso di pranzare tutti insieme, un momento conviviale in cui i discorsi con i ragazzi di Perugia si sono intrecciati con le parole e i racconti della maestra Wakabayashi.
…una bella esperienza da ricordare e da ripetere!
Beatrice e Francesco
…all’inizio forse colpiscono le unghie laccate di rosa antico, l’ombretto blu e la grande cura nel vestire, poi pian piano si scoprono la gentilezza, la simpatia e la tanta (ma proprio TANTA!!!!!) energia…
Chi ha letto qualche articolo su una maestra giapponese che insegna in Italia arti marziali ai Parà della Folgore, può capire di chi sto parlando: Keiko Wakabayashi Sensei, classe 1931!
Domenica 18 marzo, grazie a Stefania Feraboli insegnante di aikido al Mizu dojo di S.Sisto-Perugia è arrivata sul tatami la maestra Keiko Wakabayashi per un allenamento di ben sei ore, ripartite tra mattina e pomeriggio.
Da subito la maestra ci ha colpito per la cordialità e la capacità di entrare in contatto in modo familiare ed affettuoso con noi allievi: prima della lezione ci è venuta incontro chiedendo come ci chiamavamo e scrivendo il nostro nome in giapponese sulla cintura, durante le spiegazioni, quando abbiamo accennato a scendere in seiza per guardare, lei ci ha invitato a rialzarci dicendo (anche se le parole non sono esattamente le stesse) "no no, in piedi per favore, io no maestra, io amica...”.
Nella mattinata sono stati ripresi i concetti fondamentali dell’aikido: il respiro e il Ki, l’hosoku, e poi: camminare sull’avampiede (per chi conosce il maestro Tada stiamo parlando del punto A), fare presa sul tatami con le dita dei piedi, mantenere la schiena dritta e gli arti rilassati, mai in tensione, né gambe né braccia, ma sempre ben “morbidosi”, afferrare e stringere l’altro o il bokuto con mignolo ed anulare, tenere spalle e gomiti bassi, muoversi con ”anca-giro”, cioè far partire il movimento del corpo da quello delle anche, dall’hara; tutti concetti che ci sono stati spiegati, mostrati e che abbiamo potuto sperimentare ampiamente con lunghe serie di esercizi.
Le ore del pomeriggio sono state invece occupate tutte per lo studio del kumitachi col bokuto…e dopo tre ore di pratica la spada era divenuta un misto di estrema leggerezza e insieme di estrema pesantezza.E’ stato bello…se è vero che i concetti ripresi la mattina sono i “soliti”, basilari concetti dell’aikido, è altrettanto vero che difficilmente capita di vederli spiegati, uno dopo l’altro, con calma (e non en passant, come spesso succede) e in una maniera non solo familiare, ma anche pulita e attenta in cui è più facile vedere i propri errori e insieme scorgere la strada per provare a correggerli.
Nell’insieme lo stage è stato impegnativo dal punto di vista fisico, ma ciò non ha impedito di arrivare a fine seminario col sorriso per la bella esperienza, decisamente allegra, e con ammirazione per Wakabayashi Sensei.
Alla fine la maestra ci ha regalato due disegni fatti da lei ad inchiostro nero: nel primo c’è il bambù, che se anche si piega con la neve non si spezza e a primavera torna a rialzarsi, nel secondo un daruma, che cade e si rialza.
La giornata, ben organizzata dal Mizu dojo, ci ha permesso di pranzare tutti insieme, un momento conviviale in cui i discorsi con i ragazzi di Perugia si sono intrecciati con le parole e i racconti della maestra Wakabayashi.
…una bella esperienza da ricordare e da ripetere!
Beatrice e Francesco
martedì 17 gennaio 2012
Noi...il MuGen
In effetti siamo un gruppo particolare, un gruppo nomade, al momento felicemente stanziati a Bastia (comune dove si trova fisicamente la palestra nella quale pratica il dojo)…un dojo di una città universitaria dove le persone vanno e vengono, composto da persone che abitano tanti comuni diversi dell’Umbria: Bastia sì, ma anche Assisi, Perugia, Spoleto, Todi e Umbertide, solo per citarne alcuni.
Persone che si ritrovano insieme sul tatami 3 volte a settimana…c’è chi prepara le lezioni e insegna, c’è chi frequenta con costanza, c’è chi va tutti i mesi a Roma per rimanere aggiornato e poter essere anche allievo, c’è chi fa le foto, c’è chi a lezione da tutto se stesso per provare “tecniche e contro-tecniche” per guardare ogni azione da tutti i punti di vista, c’è chi mette a disposizione la propria casa per organizzare una serata in compagnia, c’è chi è felice di offrire qualcosa di proprio a tutti, c’è chi organizza le serate dopo allenamento, c’è chi viene ogni volta che può, c’è chi prende la macchina quando si va in gruppo a qualche stage…
E a proposito di qualche recente chiacchierata riguardo alla parola “maestro”, questo è quello che penso, spiegato attraverso le parole di due insegnati (anche se non di aikido):
Persone che si ritrovano insieme sul tatami 3 volte a settimana…c’è chi prepara le lezioni e insegna, c’è chi frequenta con costanza, c’è chi va tutti i mesi a Roma per rimanere aggiornato e poter essere anche allievo, c’è chi fa le foto, c’è chi a lezione da tutto se stesso per provare “tecniche e contro-tecniche” per guardare ogni azione da tutti i punti di vista, c’è chi mette a disposizione la propria casa per organizzare una serata in compagnia, c’è chi è felice di offrire qualcosa di proprio a tutti, c’è chi organizza le serate dopo allenamento, c’è chi viene ogni volta che può, c’è chi prende la macchina quando si va in gruppo a qualche stage…
E a proposito di qualche recente chiacchierata riguardo alla parola “maestro”, questo è quello che penso, spiegato attraverso le parole di due insegnati (anche se non di aikido):
- la parola maestro: ““Maestro” deriva, infatti, dal latino “magister” (da magis, di più)… Il maestro è, dunque, colui che guida, spiana il cammino; un compito delicato il suo, caratterizzato dalla piena condivisione di ciò che insegna. Il vero maestro, infatti, è colui che dapprima cerca di migliorare se stesso e poi indirizza il proprio intervento sugli altri. La storia della pedagogia ci insegna che i veri maestri sono coloro che sanno instaurare un rapporto relazionale significativo con l’alunno e rappresentano per lui un valido modello di riferimento. Per essere maestri occorre, quindi, avere un ideale di vita e, attraverso l’insegnamento e l’esempio, produrre nell’alunno il desiderio di condividerlo. Perché nessun maestro può imporre, ma nel rispetto della libertà individuale, deve solo condurre per mano l’allievo sui sentieri della vita, indirizzare e non coercizzare, condividere e non imporre.” A.D.
- la parola insegnare: “Insegnare non significa fornire informazioni. Vuol dire avere un rapporto intellettuale onesto con i propri allievi (...), la capacità di essere autentici. E, se non si è in grado di essere autentici, non si ha diritto di disturbare dei ragazzini innocenti con la propria incapacità. Il punto non è rendere interessante la matematica, poiché la matematica è un'arte e come tale è interessante…Del resto, se la materia che si insegna non dà i brividi, non dà emozioni come si può pretendere di trasmetterla?” P.L.
Quindi, maestro non è un titolo onorifico, né un livello di bravura raggiunta, maestro è chi ha fatto, ha capito, ha vissuto, ha sentito, qualcosa in più di qualcun altro e che, con la voglia di migliorare se stesso, decide di mostrare una parte del cammino che conosce e del quale è rimasto innamorato alle persone che ha accanto, prendendole per mano e instaurando con loro un rapporto di sincerità, di rispetto e di “simpatia”…chiunque si trovi su questa strada è maestro, e al MuGen di maestri ce ne sono.
Grazie a tutti!
Grazie a tutti!
giovedì 29 dicembre 2011
...a volte tornano!
Spesso il rapporto tra persone sembra si possa rappresentare come la catena del DNA, vista in maniera bidimensionale.
Persone che seguono la propria strada, la propria vita e che anche se rimangono fisicamente e/o mentalmente lontane, restano sempre legate da un filo di esperienze comuni.
…o più semplicemente “a volte ritornano”…
Mercoledì 21, al Mu Gen di Bastia c’è stato un allenamento particolare grazie alle persone che alle 20:00 sono salite sul tatami.
Vecchi e nuovi praticanti del Mu Gen si sono ritrovati a praticare assieme legati proprio dall’aikido e dall’aver praticato in un passato più o meno recente ad uno stesso dojo.
Per alcuni è stato un vero tuffo nel passato e l’occasione di rivedere vecchi amici non solo per parlare e passare una bella serata insieme, ma per ritrovarsi nella pratica, per altri, i più giovani del dojo, un’esperienza per confrontarsi con tanti altri praticanti, come normalmente non è facile fare.
Da parte mia posso dire che non erano molti i ragazzi che conoscevo e non sono riuscita a praticare con tutti i nuovi/vecchi, ma due sono le cose che posso riportare con un sorriso: la prima è l’impressione che in un dojo pieno (non affollato, ma comunque pieno) si pratichi meglio che in un dojo con meno persone, la seconda è che ho rivisto la mia prima insegnate di aikido, Chiara…in realtà ho fatto pochissime lezioni con lei, ma…come si dice…la prima volta non si scorda mai…e io ricordo benissimo le tecniche proposte nella serata, lo svolgimento della lezione e le chiacchiere negli spogliatoi di quella lezione di aikido del 12/09/2007.
Dopo l’allenamento la serata è continuata molto piacevolmente in pizzeria, su una tavola personalizzata dai segnaposto natalizi con firma Mu Gen (!) fino ad arrivare alla degustazione di una delle tante tipologie di vodka polacche che da un anno a questa parte accompagnano tutti i nostri incontri a sfondo“gastronomico”.
I commenti raccolti sull’iniziativa sono stati entusiastici, sia da parte dei vecchi sia da parte dei nuovi praticanti, tanto che si sta già pensando all’organizzazione di un altro allenamento comune.
Insomma, grazie a chi ha organizzato, a tutti i livelli, l’incontro di mercoledì e grazie a chi ha praticato, rendendo nei fatti possibile lo svolgimento dell’allenamento in maniera ottimale e piacevole la serata insieme: lo Yeti (Alessandro), Anna, Chiara, Ermanno, Fabio, Federico, Filippo, Francesco, Giacomo, Gianfranco, Giorgio, Jacopo, Massimiliano, Massimo, Michelangelo, Nicola, Paolo, Patrick, Pierpaolo, Riccardo e Valentina.
In attesa del prossimo incontro, un saluto a tutti quelli che non sono potuti venire per motivi di salute, di lavoro o per impegni familiari.
Persone che seguono la propria strada, la propria vita e che anche se rimangono fisicamente e/o mentalmente lontane, restano sempre legate da un filo di esperienze comuni.…o più semplicemente “a volte ritornano”…
Mercoledì 21, al Mu Gen di Bastia c’è stato un allenamento particolare grazie alle persone che alle 20:00 sono salite sul tatami.
Vecchi e nuovi praticanti del Mu Gen si sono ritrovati a praticare assieme legati proprio dall’aikido e dall’aver praticato in un passato più o meno recente ad uno stesso dojo.
Per alcuni è stato un vero tuffo nel passato e l’occasione di rivedere vecchi amici non solo per parlare e passare una bella serata insieme, ma per ritrovarsi nella pratica, per altri, i più giovani del dojo, un’esperienza per confrontarsi con tanti altri praticanti, come normalmente non è facile fare.
Da parte mia posso dire che non erano molti i ragazzi che conoscevo e non sono riuscita a praticare con tutti i nuovi/vecchi, ma due sono le cose che posso riportare con un sorriso: la prima è l’impressione che in un dojo pieno (non affollato, ma comunque pieno) si pratichi meglio che in un dojo con meno persone, la seconda è che ho rivisto la mia prima insegnate di aikido, Chiara…in realtà ho fatto pochissime lezioni con lei, ma…come si dice…la prima volta non si scorda mai…e io ricordo benissimo le tecniche proposte nella serata, lo svolgimento della lezione e le chiacchiere negli spogliatoi di quella lezione di aikido del 12/09/2007.

Dopo l’allenamento la serata è continuata molto piacevolmente in pizzeria, su una tavola personalizzata dai segnaposto natalizi con firma Mu Gen (!) fino ad arrivare alla degustazione di una delle tante tipologie di vodka polacche che da un anno a questa parte accompagnano tutti i nostri incontri a sfondo“gastronomico”.
I commenti raccolti sull’iniziativa sono stati entusiastici, sia da parte dei vecchi sia da parte dei nuovi praticanti, tanto che si sta già pensando all’organizzazione di un altro allenamento comune.
Insomma, grazie a chi ha organizzato, a tutti i livelli, l’incontro di mercoledì e grazie a chi ha praticato, rendendo nei fatti possibile lo svolgimento dell’allenamento in maniera ottimale e piacevole la serata insieme: lo Yeti (Alessandro), Anna, Chiara, Ermanno, Fabio, Federico, Filippo, Francesco, Giacomo, Gianfranco, Giorgio, Jacopo, Massimiliano, Massimo, Michelangelo, Nicola, Paolo, Patrick, Pierpaolo, Riccardo e Valentina.
In attesa del prossimo incontro, un saluto a tutti quelli che non sono potuti venire per motivi di salute, di lavoro o per impegni familiari.
Arrivederci alla prossima!
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