Alla fine dell'allenamento mensile di armi abbiamo pensato di inserire una mezz'ora di overtone finale, di seguito il link alle foto del primo tentativo
Foto Overtone
P.S.
Nella stanzetta dell'Atletico non si può dire che manchi l'effetto "grotta"
venerdì 18 marzo 2011
giovedì 17 marzo 2011
Roma - esami 13 marzo 2011
…belli…
…e impegnativi…
…il maestro Anzellotti alla fine ha detto che l’esame è un momento dedicato alla tecnica, che riassume i mesi o gli anni in cui si è preparato l’esame, ma anche che deve essere un momento per farsi conoscere …e così…non si può pensare né di farsi conoscere, da parte dell’allievo, né di giudicare, da parte del maestro, in pochi minuti, l’esame per forza deve avere una certa durata…
…è poi intervenuto spesso per sorreggere gli allievi “spiritualmente” come per smorzare la fatica…quasi a dire (io almeno l’ho sentita così…): lo so che è pesante e che vi sembra di essere al limite, ma l’esame lo stiamo facendo insieme…
…e impegnativi…
…il maestro Anzellotti alla fine ha detto che l’esame è un momento dedicato alla tecnica, che riassume i mesi o gli anni in cui si è preparato l’esame, ma anche che deve essere un momento per farsi conoscere …e così…non si può pensare né di farsi conoscere, da parte dell’allievo, né di giudicare, da parte del maestro, in pochi minuti, l’esame per forza deve avere una certa durata…
…è poi intervenuto spesso per sorreggere gli allievi “spiritualmente” come per smorzare la fatica…quasi a dire (io almeno l’ho sentita così…): lo so che è pesante e che vi sembra di essere al limite, ma l’esame lo stiamo facendo insieme…
sabato 5 marzo 2011
A Bari, allo Shin Bu Dojo
La scorsa settimana sono scesa a Bari per seguire un corso per il lavoro e così, un po’ per caso, un po’ no, ospitata dal gruppo dello Shin Bu dojo, mi sono ritrovata anche a praticare aikido; la domenica, nel seminario del maestro Giangrande e poi in alcune lezioni.
Non posso descrivere per bene i fatti perché, in parte, sono stata in uno stato semi comatoso in maniera quasi continua (motivo per cui temo di aver perso diversi aspetti delle cose che ho fatto) in parte, perché non è sempre facile descrivere qualcosa anche se lo si è vissuto…mi limito così a riportare alcuni aspetti, alcune sensazioni avute durante la pratica.
Sono arrivata a Bari la domenica mattina alle 6:30 dopo una notte quasi insonne passata in treno; dopo aver trovato l’albergo, Lara mi è venuta a prendere e siamo andate al dojo dove c’era del seminario tenuto dal m. Dionino Giangrande…
…non conoscevo il maestro Giangrande se non per averlo visto qualche volta sul tatami ad alcuni stage diretti però da altri maestri…
…è stata una lezione bella, dove si sono integrate assieme la pratica e momenti di riflessione, in maniera leggera e profonda. In un ambiente sereno con una concentrazione non seriosa…il maestro ha sempre parlato a voce alta, ben comprensibile, energica e anche allegra per spiegare e incitarci durante la pratica… in maniera gentile…
…la voce che ha unito, coinvolto e trascinato nel movimento tutti i partecipanti …e che ha lasciato la voglia di praticare, subito, di voler continuare…
…così, approfittando dell’ospitalità offertami, il lunedì e il martedì successivi sono tornata al dojo ad allenarmi …
Solo una cosa…un aspetto che mi è rimasto impresso e che manca nella nostra pratica a Perugia: alla fine dell’allenamento, dopo il saluto finale, tutti ringraziano singolarmente quelli con cui hanno praticato nella serata…
…insomma, un po’ come riassumere la serata rispetto a tutti quelli che ti hanno aiutato a praticare...cioè...rendere palese che praticare con qualcuno è qualcosa in più dell'"usare" (anche se in senso amichevole e costruttivo per entrambi) la persona che hai di fronte…un tipo di saluto che supera completamente ogni formalismo e che ti "costringe a rimanere più concentrato" durante la pratica...ti devi ricordare le persone con cui ti sei allenato, e queste persone poi ti ringraziano…quindi mentre ci lavori insieme, devi proprio cercare di fare il meglio che puoi...
…lo so, in teoria queste cose dovrebbero esserci sempre e comunque tutte, ma…
…è come quando pensi qualcosa di qualcuno e poi non gliela dici, non ci parli: due persone per mettersi in comunicazione devono usare un mezzo comune e comprensibile ad entrambi per trasmettere un pensiero...spesso il pensiero da solo non è sufficiente…tra pensare di essere grati verso chi ci ha aiutato nella pratica e dirglielo c’è differenza...
… la lezione è finita, il saluto finale a O Sensei e con il maestro è stato fatto...eppure si rimane ancora qualche attimo, immersi ancora in quello che è stato…
Che altro aggiungere, nell’insieme è stata una settimana piena…
…giovedì sera, con la “bora” che tirava, assieme Lara e Roberto c’è stata la “serata panzerotti”…una bella sera in una Bari vista da un altro punto di vista :).
Grazie maestro Ruta per la disponibilità ad accogliere e ad ascoltare, grazie Lara per l’amicizia e l’organizzazione.
Un saluto a tutti quelli con cui ho praticato.
Vi aspettiamo a Perugia, veniteci a trovare!
Non posso descrivere per bene i fatti perché, in parte, sono stata in uno stato semi comatoso in maniera quasi continua (motivo per cui temo di aver perso diversi aspetti delle cose che ho fatto) in parte, perché non è sempre facile descrivere qualcosa anche se lo si è vissuto…mi limito così a riportare alcuni aspetti, alcune sensazioni avute durante la pratica.
Sono arrivata a Bari la domenica mattina alle 6:30 dopo una notte quasi insonne passata in treno; dopo aver trovato l’albergo, Lara mi è venuta a prendere e siamo andate al dojo dove c’era del seminario tenuto dal m. Dionino Giangrande…
…non conoscevo il maestro Giangrande se non per averlo visto qualche volta sul tatami ad alcuni stage diretti però da altri maestri…
…è stata una lezione bella, dove si sono integrate assieme la pratica e momenti di riflessione, in maniera leggera e profonda. In un ambiente sereno con una concentrazione non seriosa…il maestro ha sempre parlato a voce alta, ben comprensibile, energica e anche allegra per spiegare e incitarci durante la pratica… in maniera gentile…
…la voce che ha unito, coinvolto e trascinato nel movimento tutti i partecipanti …e che ha lasciato la voglia di praticare, subito, di voler continuare…
…così, approfittando dell’ospitalità offertami, il lunedì e il martedì successivi sono tornata al dojo ad allenarmi …
Solo una cosa…un aspetto che mi è rimasto impresso e che manca nella nostra pratica a Perugia: alla fine dell’allenamento, dopo il saluto finale, tutti ringraziano singolarmente quelli con cui hanno praticato nella serata…
…insomma, un po’ come riassumere la serata rispetto a tutti quelli che ti hanno aiutato a praticare...cioè...rendere palese che praticare con qualcuno è qualcosa in più dell'"usare" (anche se in senso amichevole e costruttivo per entrambi) la persona che hai di fronte…un tipo di saluto che supera completamente ogni formalismo e che ti "costringe a rimanere più concentrato" durante la pratica...ti devi ricordare le persone con cui ti sei allenato, e queste persone poi ti ringraziano…quindi mentre ci lavori insieme, devi proprio cercare di fare il meglio che puoi...
…lo so, in teoria queste cose dovrebbero esserci sempre e comunque tutte, ma…
…è come quando pensi qualcosa di qualcuno e poi non gliela dici, non ci parli: due persone per mettersi in comunicazione devono usare un mezzo comune e comprensibile ad entrambi per trasmettere un pensiero...spesso il pensiero da solo non è sufficiente…tra pensare di essere grati verso chi ci ha aiutato nella pratica e dirglielo c’è differenza...
… la lezione è finita, il saluto finale a O Sensei e con il maestro è stato fatto...eppure si rimane ancora qualche attimo, immersi ancora in quello che è stato…
Che altro aggiungere, nell’insieme è stata una settimana piena…
…giovedì sera, con la “bora” che tirava, assieme Lara e Roberto c’è stata la “serata panzerotti”…una bella sera in una Bari vista da un altro punto di vista :).
Grazie maestro Ruta per la disponibilità ad accogliere e ad ascoltare, grazie Lara per l’amicizia e l’organizzazione.
Un saluto a tutti quelli con cui ho praticato.
Vi aspettiamo a Perugia, veniteci a trovare!
lunedì 17 gennaio 2011
Stage 15 - 16 gennaio
Questo fine settimana, ospitato presso il dojo Bushido di Roma, si è svolto uno stage tenuto dal M° Carlo Raineri, VI Dan e membro della direzione didattica dell'Aikikai d'Italia.
Non voglio parlare delle tecniche spiegate in questi due giorni, ma dell'impostazione generale della pratica; con ciò intendo l'attenzione posta su due elementi in particolare:
1) praticare ogni tecnica come se stessi entrando dritto su di una linea parallela all'attacco, per tagliare con la spada
2) "anticipare" a tal punto uke da non farlo attaccare, ma portarlo ad effettuare un movimento favorevole alla tecnica che sto eseguendo.
Come spesso accade è difficile descrivere la pratica, ma essenzialmente ciò che questi punti mirano ad evidenziare sono concetti che il nostro maestro ci ha ripetuto innumerevoli volte e cioè che la parte più importante di ogni tecnica è quella iniziale in cui ci si sposta dalla linea d'attacco e che ciò deve avvenire mentre si è GIA' in movimento (è il movimento di tori che "invita" uke ad attaccare).
Non voglio parlare delle tecniche spiegate in questi due giorni, ma dell'impostazione generale della pratica; con ciò intendo l'attenzione posta su due elementi in particolare:
1) praticare ogni tecnica come se stessi entrando dritto su di una linea parallela all'attacco, per tagliare con la spada
2) "anticipare" a tal punto uke da non farlo attaccare, ma portarlo ad effettuare un movimento favorevole alla tecnica che sto eseguendo.
Come spesso accade è difficile descrivere la pratica, ma essenzialmente ciò che questi punti mirano ad evidenziare sono concetti che il nostro maestro ci ha ripetuto innumerevoli volte e cioè che la parte più importante di ogni tecnica è quella iniziale in cui ci si sposta dalla linea d'attacco e che ciò deve avvenire mentre si è GIA' in movimento (è il movimento di tori che "invita" uke ad attaccare).
giovedì 16 dicembre 2010
Aikido e forma
Come persona ignorante le arti marziali ho una mezza considerazione – mezza domanda da fare…
…ultimamente è capitato di parlare e di sentir parlare di forma e di mitizzazione nell’aikido…e da qui mi sono venuti in mente un po’ di pensieri…
…ora, nell’aikido non dovrebbero esserci kata, giusto?!? Quindi in teoria troppi discorsi di forma, non dovrebbero neanche nascere…
Solo una volta mi è capitato di assistere ad un kata, ad un “allenamento” di un’altra arte marziale e sono rimasta “sconvolta” da quanto, un atto “puramente formale”, nei pochi gesti ripetuti per ore e nel silenzio, fosse denso di significato e pienamente concreto…cioè si sentiva molto bene quanto il kata fosse quasi una scusa, e che in quello che assistevo la forma diventava in realtà irrilevante…
…un po’ come dire che alla posizione seduta nello zazen, che di fatto è ritualizzata (cioè, nn è che una volta ci si siede, un’altra ci si rotola per terra, etc…), e che quindi è una sorta di “kata” nel senso che si ripete “sempre uguale a se stesso”, non è consequenziale che la nostra coscienza, la nostra mente, la nostra reattività debbano essere legate al puro gesto di come ci si siede…cioè lo zazen non si esaurisce con il gesto dello stare seduti e non incatena la mente in nessuna posizione, giusto?!?
…allora in realtà il kata, forse, non esiste mai e basta, se non come modo di comunicare ad un qualcuno il mio stato nel momento in cui sono osservato dall’esterno…la forma come il cartello “attenti al cane ” per chi non sa e passa…l’arte marziale è sempre e in qualsiasi caso al di là della forma…indipendentemente dal nome della mia via (aikido o altro)…
…che poi ci si fissi con la forma e si scambi la pratica del kata con la pratica dell’arte marziale, questo probabilmente può accadere anche in aikido?!?
…ultimamente è capitato di parlare e di sentir parlare di forma e di mitizzazione nell’aikido…e da qui mi sono venuti in mente un po’ di pensieri…
…ora, nell’aikido non dovrebbero esserci kata, giusto?!? Quindi in teoria troppi discorsi di forma, non dovrebbero neanche nascere…
Solo una volta mi è capitato di assistere ad un kata, ad un “allenamento” di un’altra arte marziale e sono rimasta “sconvolta” da quanto, un atto “puramente formale”, nei pochi gesti ripetuti per ore e nel silenzio, fosse denso di significato e pienamente concreto…cioè si sentiva molto bene quanto il kata fosse quasi una scusa, e che in quello che assistevo la forma diventava in realtà irrilevante…
…un po’ come dire che alla posizione seduta nello zazen, che di fatto è ritualizzata (cioè, nn è che una volta ci si siede, un’altra ci si rotola per terra, etc…), e che quindi è una sorta di “kata” nel senso che si ripete “sempre uguale a se stesso”, non è consequenziale che la nostra coscienza, la nostra mente, la nostra reattività debbano essere legate al puro gesto di come ci si siede…cioè lo zazen non si esaurisce con il gesto dello stare seduti e non incatena la mente in nessuna posizione, giusto?!?
…allora in realtà il kata, forse, non esiste mai e basta, se non come modo di comunicare ad un qualcuno il mio stato nel momento in cui sono osservato dall’esterno…la forma come il cartello “attenti al cane ” per chi non sa e passa…l’arte marziale è sempre e in qualsiasi caso al di là della forma…indipendentemente dal nome della mia via (aikido o altro)…
…che poi ci si fissi con la forma e si scambi la pratica del kata con la pratica dell’arte marziale, questo probabilmente può accadere anche in aikido?!?
giovedì 18 novembre 2010
mercoledì 3 novembre 2010
Novembre a Roma con Tada Sensei
Descrivere un'esperienza non è viverla. Assaggiare il sapore dello zucchero è completamente diverso dall'idea che qualcuno si potrebbe fare dalla mera descrizione dello stesso senza averlo mai provato. E' possibile immergersi nell'aikido, nell'aikido del M°Tada, solo praticandolo sotto la sua direzione. E non è un aikido qualsiasi: è il massimo livello. E' così raffinato che più si va avanti più si scoprono cose nuove. Per fare un paragone è come se un pittore mano a mano che si addentra nell'arte scopre sempre nuove sfumature di colore, il suo occhio "vede di più", cosa che chi è alle prime armi non riesce a fare....le pitture prendono vita e arrivano a far commuovere (muovere con, insieme all'artista) chi ammira le sue opere.
Si, poi abbiamo fatto le tecniche, ma è da matti apprezzare una pittura guardando ai pennelli che sono semplici strumenti.
L'aikido è per tutti ma non tutti sono per l'aikido.
Grazie Sensei
Si, poi abbiamo fatto le tecniche, ma è da matti apprezzare una pittura guardando ai pennelli che sono semplici strumenti.
L'aikido è per tutti ma non tutti sono per l'aikido.
Grazie Sensei
Iscriviti a:
Post (Atom)