lunedì 9 agosto 2010
giovedì 5 agosto 2010
Riconoscere lo stato di anjo daza
Nel descrivere questo punto premetto due punti assolutamente fondamentali: primo, per riconoscere uno stato dell'essere (non spaventatevi per l'espressione si tratta di roba semplice come sonno, veglia, innamoramento e anche l'essere incazzati perchè no) bisogna averlo provato sulla propria pelle (ma anche nel sangue, nei tessuti, nei pensieri, ecc.); secondo, dopo aver soddisfatto il punto primo, bisogna trovare il modo per trasporre in parole l'esperienza provata, compito notoriamente impossibile da portare a termine e per il quale si può solo procedere per approssimazioni successivi e metafore, sperando di beccare quelle giuste che spingano "il bottone giusto" nella mente di chi le riceve.
Ciò detto passo ad elencare una serie di indicazioni, piuttosto grossolane, che ho raccolto per me stesso nei tentativi di sperimentare l'anjo daza e nei successivi ragionamenti sui tentativi stessi:
- è necessario rallentare il flusso dei pensieri e questo accade da sè, avendo la pazienza di aspettare, basta non fare nulla (comodo no?)
- non bisogna dormire, sia in senso letteral-ronfante sia come ottundamento delle facoltà cognitive (esempio: guardando la tv dopo un periodo piuttosto breve il flusso di pensieri si arresta alla grande, ma è sicuro che la direzione è quella sbagliata)
- occorre osservare due cose, o meglio due insiemi, ciò che accade dentro di noi e quello che invece si trova all'esterno, senza che questo crei o rafforzi lo scorrere dei pensieri.
Queste tre fasi si alternano inesorabilmente finchè ipotizzo, con l'aiuto anche di autori infinitamente più preparati ed esperti, che succeda qualcosa di "magico" per cui questi elementi si fondono (o scompaiono per quanto ne so) in qualcosa di nuovo, che potrebbe essere anjo daza.
La cosa divertente è che tutto il lavoro, la ricerca, gli sforzi potrebbero risultare completamente inutili, poichè gli stati dell'essere hanno la simpatica caratteristica di presentarsi da se (anche se noi umani nel nostro non voler proprio accordarci con la natura abbiamo inventato le droghe), inaspettatamente, magari mentre ordini un long island al bar o ti stai scaccolando, sbeffaggiando
tutti gli incensi le musichine new age le meditazioni e gli altarini collezionati con tanta fatica e dedizione.
Quindi è meglio non esagerate con gli sforzi o con le pretese, ma d'altro canto non siate troppo sguaiati e pigri, anche se poi è bene tenere a mente che le istruzioni possono non servire ad una cippa.
sabato 31 luglio 2010
La concentrazione
Il M° Tada usa il termine concentrazione continuamente durante le spiegazioni ed anche se ho intuito fin dall'inizio che non si riferiva all' attività di sforzo nel mettere la propria attenzione, che normalmente vi viene associata, non avevo alcuna idea riguardo ad una possibile definizione alternativa.
In questi giorni mi è venuto in aiuto un libro scritto da un maestro zen e intitolato, guarda un po', "La pratica della concentrazione", nel quale sin dalla prima pagina si spiega come per concentrazione s'intenda la condizione in cui si trova la mente quando il flusso di pensieri inizia a rallentare e si percepiscono le pause tra di essi. In qualche modo questa componente è definita come quella "passiva" dello zazen poichè ad essa si accompagna uno stato simile alla sonnolenza chiamato kontin. La componente "attiva" è l'ossservazione e le due nella pratica si alternano finchè non si fondono nello zazen.
Nella mia non molto assidua pratica devo dire che mi sono focalizzato solo sulla concentrazione (sarà per questo che sono sempre mezzo addormentato? :), ma grazie a queste nuove "istruzioni" posso sperimentare un nuovo aspetto dello zazen (e quindi dell'aikido).
In questi giorni mi è venuto in aiuto un libro scritto da un maestro zen e intitolato, guarda un po', "La pratica della concentrazione", nel quale sin dalla prima pagina si spiega come per concentrazione s'intenda la condizione in cui si trova la mente quando il flusso di pensieri inizia a rallentare e si percepiscono le pause tra di essi. In qualche modo questa componente è definita come quella "passiva" dello zazen poichè ad essa si accompagna uno stato simile alla sonnolenza chiamato kontin. La componente "attiva" è l'ossservazione e le due nella pratica si alternano finchè non si fondono nello zazen.
Nella mia non molto assidua pratica devo dire che mi sono focalizzato solo sulla concentrazione (sarà per questo che sono sempre mezzo addormentato? :), ma grazie a queste nuove "istruzioni" posso sperimentare un nuovo aspetto dello zazen (e quindi dell'aikido).
domenica 25 luglio 2010
Stage a La Spezia
Appena tornato dallo Stage estivo del M° Tada ho pensato di scrivere un diario di queste due settimane, ma ora mi piace di più l'idea di condensare nei limiti di quanto compreso quelli che sono stati gli insegnamenti impartiti in questa occasione, un promemoria da elaborare in maniera approfondita in post successivi.
Con riferimento alla prima settimana di pratica, KI NO RENMA:
- praticare la concentrazione
- riconoscere lo stato di an jo daza
- allenare la sensibilità, nel senso di percepire informazioni molto sottili in qualche modo "trasmesse" dalle persone
- uso delle armi come strumento di allenamento della mente/spirito
Con riferimento alla seconda settimana di pratica, STAGE INTERNAZIONALE DI AIKIDO:
- saper distinguere l'applicazione dei concetti spiegati per il mondo fisico da quelli per il mondo della mente/spirito
- allenare la sensibilità, nel senso di affinare i cinque sensi e in special modo il tatto (massima importanza a livello fisico hanno i palmi delle mani e le piante dei piedi)
- percepire il proprio kekkai
- capire come le tecniche nascano in dipendenza dalla inclinazione della mano, o di entrambe, poste ad uke
- collegare la rotazione delle braccia, mostrata in quattro modi distinti, alle tecniche mostrate (mondo fisico) e alla tecnica meditativa di pulire lo specchio della mente (mondo della mente/spirito).
Questo è quanto ricordo al momento ma il post è più che suscettibili di correzioni aggiunte e cancellazioni...prossimamente cercherò di spiegare i punti sopraelencati ad uno ad uno.
Con riferimento alla prima settimana di pratica, KI NO RENMA:
- praticare la concentrazione
- riconoscere lo stato di an jo daza
- allenare la sensibilità, nel senso di percepire informazioni molto sottili in qualche modo "trasmesse" dalle persone
- uso delle armi come strumento di allenamento della mente/spirito
Con riferimento alla seconda settimana di pratica, STAGE INTERNAZIONALE DI AIKIDO:
- saper distinguere l'applicazione dei concetti spiegati per il mondo fisico da quelli per il mondo della mente/spirito
- allenare la sensibilità, nel senso di affinare i cinque sensi e in special modo il tatto (massima importanza a livello fisico hanno i palmi delle mani e le piante dei piedi)
- percepire il proprio kekkai
- capire come le tecniche nascano in dipendenza dalla inclinazione della mano, o di entrambe, poste ad uke
- collegare la rotazione delle braccia, mostrata in quattro modi distinti, alle tecniche mostrate (mondo fisico) e alla tecnica meditativa di pulire lo specchio della mente (mondo della mente/spirito).
Questo è quanto ricordo al momento ma il post è più che suscettibili di correzioni aggiunte e cancellazioni...prossimamente cercherò di spiegare i punti sopraelencati ad uno ad uno.
martedì 6 luglio 2010
Foto allenamento all'aperto
Ecco il link alle foto dell'allenamento all'aperto sul monte Acuto, nei pressi di Umbertide
http://www.facebook.com/album.php?aid=6398&id=100001256439958&l=d46374fe41
http://www.facebook.com/album.php?aid=6398&id=100001256439958&l=d46374fe41
domenica 4 luglio 2010
Allenamento di lunedì
Chi è disponibile per iniziare l'allenamento di lunedì un po prìma? direi alle 18:30?
giovedì 1 luglio 2010
allenamento+ per venerdì 2 luglio
Venerdì 2 luglio, io prolungherò l'allenamento. Inizio alle 18e30, potremmo rivedere anche qualche tecnica d'esame... chi viene?
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